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Sorveglianza delle infezioni da Clostridium difficile: un audit clinico

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Sorveglianza delle infezioni da Clostridium difficile: un audit clinico
Greta Roncarati, Laura Dallolio, Manuela Panico, Paolo Pozzato, Maurizio Ventrucci, Carlo Descovich, Patrizia Farruggia

Evidence 2012;4(6): e1000019 doi: 10.4470/E1000019

Ricevuto: 27 aprile 2012    Accettato: 15 luglio 2012    Pubblicato: 24 ottobre 2012

Copyright: © 2012 Roncarati. Questo è un articolo open-access, distribuito con licenza Creative Commons Attribution, che ne consente l’utilizzo, la distribuzione e la riproduzione su qualsiasi supporto esclusivamente per fini non commerciali, a condizione di riportare sempre autore e citazione originale.

Background. Il Clostridium difficile (CD) è tra i microrganismi patogeni inseriti nelle liste internazionali di alert organisms per i quali si raccomanda una precoce identificazione e un costante monitoraggio. Nel Presidio Ospedaliero Unico dell’Azienda USL Bologna è stato implementato da parte del Comitato Infezioni Ospedaliere (CIO) un sistema di sorveglianza e controllo sugli “alert organisms”. L’infezione da CD è tanto più probabile quanto più sono presenti fattori di rischio e quanto meno vengono osservate le corrette misure di controllo e sorveglianza. L’audit clinico può rappresentare un ottimo strumento per identificare, nella propria realtà locale, i fattori di rischio maggiormente associati all’infezione da CD e per individuare i comportamenti inappropriati che, se corretti, potrebbero ridurre l’incidenza delle infezioni da CD.
Obiettivi. Identificare attraverso un audit clinico in un campione di pazienti ricoverati nel Presidio Ospedaliero Unico dell’Azienda USL di Bologna l’aderenza alle misure di prevenzione e controllo e la presenza dei fattori di rischio maggiormente associati alle infezioni da CD.
Metodi. Primo step è stata la definizione degli standard assistenziali reperiti in letteratura e gli indicatori di struttura, di processo e di esito. Sono stati inclusi nell’audit clinico 132 pazienti ricoverati tra l’1/1/2010 e il 31/12/2010 nei 9 Ospedali dell’Azienda e segnalati dal sistema di sorveglianza aziendale con diagnosi positiva di CD. Due revisori indipendenti hanno estratto dalle cartelle cliniche tutte le informazioni necessarie per la conduzione dell’audit.
Risultati. I dati dimostrano sia un’elevata percentuale di pazienti che prima del ricovero faceva uso di antibiotici (98%) e di inibitori di pompa protonica (91%), sia un limitato utilizzo nei reparti di degenza di strumenti assistenziali sicuri, quali triturapadelle (67%) e schede di prevenzione (64%). Una discreta percentuale di pazienti è stata sottoposta a una precedente indagine endoscopica (11%) e a recente ricovero (12%).
Limiti. Dal momento che le indagini microbiologiche non vengono effettuate su tutti i pazienti ricoverati ma solo su richiesta delle UU.OO., i casi di infezione da CD potrebbero essere sottostimati.
Conclusioni. Sulla base dei risultati dell’audit il gruppo aziendale sta sviluppando azioni di miglioramento volte a modificare comportamenti inappropriati che costituiscono fattori di rischio per lo sviluppo di CDI. L’audit clinico come strumento privilegiato di approccio costruttivo si è dimostrato efficace e partecipato tra le varie professioni coinvolte.